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Cesa, un borgo tagliato nella storia dell'Agro Aversano

ORIGINI

Dal latino "Caesus"

Diverse sono le ipotesi sull’etimologia del nome Cesa, che trae origine da una voce latina, caesus, dal verbo caedere (tagliare). Infatti Cesa sorgeva come borgo dell’antica Atella, e di conseguenza era tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione. Una spiegazione egualmente attendibile, e riconducibile sempre al verbo latino caedere, ipotizza che Cesa in origine fosse un terreno boschivo chiamato in seguito a disboscamento “silva caesa” (selva tagliata).

UBICAZIONE E TERRITORIO

Il comune è situato nella piana campana (ager campanus), ovvero Piana del Volturno, e fa parte dellagro aversano, alla destra dei Regi Lagni. Cesa è il terzo comune più piccolo della provincia di Caserta per superficie territoriale, lo precedono CurtiePortico di Caserta. È il terzo comune più a sud nella provincia di Caserta, lo precedono Parete e Sant’Arpino.

LA STORIA

Dal latino "Caesus"

La zona fu centuriata in epoca gracchiana (Ager Campanus I) e successivamente all’epoca di Silla e Cesare (Ager Campanus II); di entrambe le centuriazioni rimangono evidentissime tracce.

Cesa fu in origine probabilmente uno dei minuscoli casali appartenenti alla Liburia Atellana, in cui si svolsero pochi eventi storici di rilievo. Il primo documento che accerta l’esistenza del borgo è un diploma dei principi Pandolfo I e Landolfo III di Capua, risalente all’anno 964 d.C., ma oltre a questo poco è noto sulla sua più remota storia.

 

Fu legata probabilmente a le vicende della morente Atella e, più tardi, della nascente Aversa, poiché, dopo il Mille, Cesa fu per lungo tempo un casale della città normanna (tale rimase fino alla costituzione dei comuni in epoca murattiana), appartenuto prima al feudo del conte Roberto di Sant’Agata, e successivamente ai Carafa, ai Villano, ai Palomba, ai Del Tufo e ai Maresca, che ne furono gli ultimi proprietari.

Inizialmente la zona apparteneva alla diocesi di Atella, passò alla diocesi di Aversa dopo la sua costituzione.

 

Esiste anche un attestato risalente al 1156 che menziona Cesa: si tratta di un atto di permuta tra la Congregazione Capitolare di San Paolo di Aversa ed un certo Unfrida Rebursa, che cedette tre terreni «in territorio ville que dicitur Cesa» in cambio di una corte, alcune case ed un orto che appartennero a Guglielmo Decano.

Nel Repertorio delle Pergamene di Aversa (1215-1549) si legge che nel 1304 il Re Carlo II «ordina che quella via fuori della città di Aversa sia chiusa, cioè dal Trivio di qua dal Ponte a Selice fino alle villa di Cesa» in modo che i viaggiatori passino per la città di Aversa dove potranno riposarsi e trovare ogni cosa che sia di loro gradimento.

 

A Cesa esisteva un monastero di Montevergine, fondato da Bartolomeo di Capua, protonotario e logoteta del Regno di Napoli. Qui i monaci verginiani erano presenti nella Cappella della Santissima Trinità, eretta vicino alla chiesa di San Cesario Martire. Quel monastero venne trasferito ad Aversa per opera di Nicolò Porcarii, tra il 1343 e il 1382, al tempo della regina Giovanna I.

In un atto del 1310 di Carlo II d’Angiò per valutare i beni di Aversa, Cesa risulta un casale della città («casali Cesae pertinentiarum Civitatis Aversae»).

 

Il Priorato di Capua (Sacro Militare Ordine di San Giovanni di Gerusalemme) possedeva un edificio nel casale di Cesa; dal cabreo del 1680 apprendiamo che venne venduto da Domenico De Marino ad Alfonso Acquaviva d’Aragona (cavaliere gerosolimitano dal 1601) e dunque il possedimento passò all’Ordine. La parte occidentale di questo edificio confinava con i beni della Chiesa di San Cesario. Il 24 settembre 1679 il cespite era tenuto in affitto dagli eredi del defunto Giovanni Luca di Marino. 

 

Per mancanza di documenti non sappiamo con esattezza l’anno in cui i cavalieri gerosolimitati si stabilirono a Cesa e quanti fossero i loro possedimenti in questo casale.

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Villa Mariniello

Casa Comunale – Piazza De Gasperi

Chiesa Maria SS. Del Rosario ed ex Convento dei Domenicani (sede comune)